Ogni stagione è certamente bella a modo suo. La primavera per l’allungarsi delle giornate e il rigoglio della natura che si risveglia; l’estate naturalmente per il sole, le molte ore di luce, il divertimento e la possibilità di trascorrere più tempo all’aria aperta; l’autunno ha poi i suoi colori mozzafiato, quella sua mite esplosione di bellezza che incanta lo sguardo e agevole momenti di introspezione; l’inverno per la neve, per le festività natalizie e di fine anno, per lo stare in famiglia tutti insieme mentre fuori casa la temperatura si è fatta ormai rigida.

Ogni stagione impone però anche delle attività particolari per quanto riguarda la gestione della casa e degli spazi esterni. Pensando ad una piscina collocata in giardino o in spazi terrazzati la questione principale che il periodo di qui a febbraio prescrive è senza dubbio quella della chiusura invernale.

Prima della copertura effettiva

Si tratta di un’operazione a suo modo delicata che, se eseguita in maniera scorretta, può comportare una notevole perdita di tempo e, soprattutto, uno spreco di risorse e un deperimento di materiali che implicano necessariamente costi ingenti. Ecco dunque alcuni consigli utili, per praticità riferiti esclusivamente alle piscine residenziali, intese con cubatura non superiore ai 250m³, dal momento che per spazi più ampi quali vasche di impianti di nuoto, di hotel o residence andrebbero sviluppate considerazioni a tratti significativamente diverse.

In primo luogo, quando ci si riferisce alla chiusura invernale, si sconsiglia lo svuotamento della piscina, a causa dei costi dell’acqua prosciugata e dei prodotti chimici che, alla riapertura, dovranno essere utilizzati per ripristinare l’equilibrio di PH-, cloro, sostanze anticalcare e anti-alga; dei rischi strutturali che potrebbe correre una vasca sprovvista di liquido per quattro, lunghi mesi; della necessità di una minuziosa pulizia primaverile dalla sporcizia di agenti esterni accumulatisi su fondo e pareti scoperte, elementi antigienici quali foglie appassite e marcite, polveri e insetti morti. È quindi preferibile non svuotare la piscina, se non dopo 4 anni di mantenimento dell’acqua.

Prima di chiudere effettivamente una piscina bisogna preoccuparsi di verificare che l’acqua sia cristallina, priva di ogni traccia di alghe, fanghiglia o corpi precipitati, che il tasso di acidità sia compreso tra PH 7,0 e 7,6, che il cloro non superi il livello di 1,5 ppm e che il filtro sia pulito in maniera estremamente minuziosa.

Come coprire la piscina

Effettuato questo monitoraggio è il momento di coprire la vasca con il telo, facendo attenzione che, a livello di misure, ecceda di almeno 75 cm oltre ogni lato : un’accortezza che vi tornerà assai utile nella fase di fissaggio dei bordi della copertura, sia che utilizziate tiranti elastici, corde rigide, salsicciotti pieni d’acqua, molle o quant’altro.

Ma di che materiale conviene sia fatto il telo di copertura? Le opzioni sono, sostanzialmente, due, entrambe con alcuni punti di forza e alcuni svantaggi da prevenire.

Utilizzando un telo a rete con maglia fitta si consentirà all’acqua piovana di penetrare, fatto che contribuisce ad un virtuoso ricircolo naturale, scongiurando però l’ingresso di grossi elementi esterni quali foglie o insetti morti; di contro, però, si segnalano da una parte la possibilità di introduzione dall’esterno di micro-agenti inquinanti come polvere, pollini, spore fautrici di formazioni algali o, in zone limitrofe a centri urbani, di pulviscolo di idrocarburi, dall’altra una effettiva minor durata nel tempo del dispositivo di copertura.

Un telo ermetico in PVC è senza dubbio un sistema più resistente nel tempo e più ferreo nella prevenzione da contaminazione aerea: non entrano agenti inquinanti di sorta né luce solare, indispensabile per la fioritura di alghe, e i livelli chimici dell’acqua sottostante rimangono stabili grazie al contrasto al principio di evaporazione. Nell’ambito di questa tipologia di copertura, probabilmente comunque quella consigliabile, devono essere prese delle misure di precauzione per eliminare quelle che sono le situazioni negative che si potrebbero verificare: avvalersi di una pompa sommersa per scongiurare l’accumulo di acqua sul tessuto impermeabile e, una volta riaperta la piscina dopo la pausa quadrimestrale, lasciarla scoperta per 48 ore con la pompa in funzione prima di inserire il cloro a shock, così da lasciare che l’acido isocianuronico addensatosi nell’ambiente ermetico abbia modo di rifluidificarsi.