È forse un sogno di tutti ed un privilegio di pochi. Avere una propria piscina fuori terra, oltre ad essere un’occasione di svago e relax, è di sicuro un grande impegno soprattutto per quanto riguarda la pulizia delle sue acque. Ogni anno si svolgono micro-drammi familiare nel decidere come trattare le acque e quando svolgere le operazioni di disinfezione. È infatti necessario occuparsi dell’igiene delle acque con costanza settimanale in maniera da mantenerne invariato il colore.


Il trattamento delle acque deve garantire la disinfezione e l’abbattimento di qualsiasi carica microbica all’interno della struttura attraverso l’utilizzo principalmente del cloro ed al controllo del Ph.

Il primo fattore fondamentale da valutare è l’acqua utilizzata per riempire la piscina. Ogni acqua infatti ha le sue caratteristiche che la classificano come acida, scura, molto dura o calcarea ad esempio. Il primo passaggio è quindi l’analisi dell’acqua utilizzata prima di riempire la piscina e poi successivamente a profondità differenti, poiché le caratteristiche di sospensione potrebbero variare.


Il primo reale contatto con la chimica avviene tramite il controllo del Ph. Il valore ideale da mantenere è compreso fra 7,2 e 7,4. Questo intervallo permette di mantenere l’acqua ad un livello Ph ne acido ne basico, in maniera da evitare l’ossidazione di elementi metallici nel caso fosse acida ed evitare lo sviluppo di flora batterica e delle alghe nel caso fosse basica.


Una volta regolarizzato il Ph, è possibile passare al nucleo più importante del trattamento dell’acqua ovvero la disinfezione e sanificazione della piscina tramite una soluzione comoda ed economica come il Cloro. La prima azione da fare riguarda la clorazione, ovvero l’aggiunta di piccole quantità di cloro nell’acqua allo scopo di sterilizzarla. In questa fase del trattamento si utilizzano dosi massicce di cloro, parliamo di 10-15 gr/m3, circa il doppio della dose utilizzata normalmente, in maniera da rendere la reazione chimica efficace. Per i primi 2-3 giorni è consigliato evitare la balneazione fino a quando il livello di cloro torna inferiore a 1 ppm.


Un passo ulteriore per ottenere la piscina perfetta è controllare la durezza dell’acqua e l’alcalinità, livelli importanti perché hanno un forte impatto sulla manutenzione dei filtri, delle pompe oltre che sul Ph stesso. Un livello ottimale di alcalinità è compreso tra 80 e 125 ppm, raggiungibile attraverso dei prodotti disponibili in commercio che ne aumentano o diminuiscono i valori in base al bisogno. La durezza invece riguarda la presenza di calcio (Ca2+) nell’acqua. Livelli troppo elevati possono essere causa di incrostazioni e successivi mal funzionamenti del sistema. Il livello ottimale suggerito è compreso tra 175 e 300 ppm di Carbonato di Calcio, implementabile attraverso un incrementatore di durezza o viceversa.


Come ultima azione è necessario aggiungere un alghicida in maniera preventiva, ovvero non aspettando di vedere la formazione di alghe, ma prevenendo il problema. Ne esistono di varie tipologie facilmente disponibili in commercio e nel caso si riscontrasse ancora la presenza di alghe nell’acqua è necessario ricontrollare i livelli di Ph, insistere con l’utilizzo di un buon prodotto anti alghe e se necessario pulire le macchie con una scopa aspirante.


Le due settimane successive all’inizio delle operazioni servono per controllare che tutto funzioni come si deve, occorre perciò testare ripetutamente i livelli di Ph e del cloro nell’acqua fino a raggiungere i valori prestabiliti. Questo tipo di azione comporta attenzione e pazienza dato che il nostro obiettivo è quello di trovare il giusto equilibrio in base all’acqua utilizzata. Dopo di ciò è possibile mantenere una manutenzione standard delle acque e possiamo iniziare a goderci la nostra piscina e tutto il relax e benessere che ne consegue.